Arriva l'esercito in Calabria?

category calabria | diritti e libertà | selezionati author mer 13 agosto 2008 - 19:44author scritto da grilloparlante Segnala questo contributo agli amministratoriSegnala agli amministratori

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Mai come in questo parlamento e governo, la Calabria ed il sud ( esclusa la Sicilia) sono risultati lontani. Lontananza evidenziata non tanto per la mancanza di politici di rilievo ( se mai ne esistano) del sud all'interno del nuovo governo Berlusconi-Bossi , ma per l'assenza totale di un ragionamento ed una direttiva precisa sulle questioni che attanagliano il sud da sempre. L'unico riferimento, d'altra parte fatto da Berlusconi, nel suo discorso di insediamento al governo, sulla Calabria è stato il rinnovato impegno nella costruzione del ponte sullo stretto, segno di cosa intende questo governo sull'intervento nel sud. Grandi opere e grandi finanziamenti diretti alle solite lobby. Nessun piano preciso sulla nostra situazione che ha lasciato scontenti anche gli stessi politici di centrodestra. D'altronde queste elezioni, non sono state segnate da grosse questioni programmatiche e si sono giocate tutte sulla sicurezza. Una sicurezza inventata dal centrodestra nella quale il centrosinistra in tutte le sue componenti c'è cascata in pieno. La questione sicurezza sono le ville dei ricchi al nord, qualche stupro per strada, qualche scippo. Non è la mafia ed i suoi diecimila assassinati negli ultimi venti anni, non è la ndrangheta diventata la più potente organizzazione del mondo, non è lo stupro in famiglia che è salito a circa l'80% secondo gli ultimi dati dell'Istat, non è l'usura che attanaglia milioni di famiglie, non sono i licenziamenti di migliaia di operai , né l'emigrazione continua dalle nostre regioni. Il sud resta e resterà per questo governo una questione emergenziale dovuta alla cattiva gestione amministrativa. Tutto qui. Insomma un condominio che va male solo perché l'amministratore non sa mettere in moto una caldaia. Se c'è l'immondizia a Napoli la colpa è dei napoletani ed il prossimo 23 maggio Berlusconi, che riunirà il suo primo consiglio dei ministri nel palazzo reale di Napoli lo dimostrerà facendo sparire l'immondizia in un solo giorno massimo due dimenticando che il suo amico e protetto, De Gennaro non c'è riuscito in tre mesi.

L'asso nella manica di questo governo resta quindi una grande operazione di sicurezza nazionale che faccia da contraltare alle ronde al nord ed ai decreti legge in preparazione dal Ministro Maroni contro i romeni ed i rom, ed è la possibilità che l'esercito venga inviato in Calabria. Non bastano le retate antimafia, nelle quali vengono coinvolte centinaia di persone solo perché appartenenti a famiglie potenti , o perché si chiamano Nirta o Morabito, ci vuole qualcosa di più forte. E se ne farà carico di questo il terminator ministro Ignazio LaRussa di fresca nomina. Che Ignazio la Russa fosse un genio della difesa mai nessuno lo avrà messo in dubbio. Saprà giocare a Risiko sicuramente e come dice Fiorello sfottendolo alacremente ogni giorno su Radio2 avrà chiamato i suoi figli Vercingetorige e Geronimo . Ma questo non basta per diventare un Napoleone o un Alessandro Magno. Il mondo politico calabrese al momento è rimasto in silenzio. Solo Nello Formisano "colonnello" dipietrista della prima ora ha parlato, ed a favore naturalmente .Il responsabile nazionale Enti locali di Italia dei valori sostiene che l' Italia dei Valori "concorda sull'eventualità dell'uso dell'Esercito nelle zone più "calde" del Paese, come la Calabria e la Campania, per le questioni relative alla sicurezza". Questo, traendo spunto dalle recentissime dichiarazioni del neoreggente nazionale di An Ignazio La Russa che tale eventualità, richiamando .Arriveranno altre dichiarazioni appena l'argomento si farà più caldo e il Ministro LaRussa avrà chiarito meglio la sua posizione. Ma bisognerebbe oramai sapere che gli eserciti della ‘ndrangheta non si misurano in campo aperto. Non ingaggiamo battaglie storiche come nella Piana di Sibari dove si fronteggiarono l'esercito Locrese , alleato a quello crotonese, contro quello di Sibarisibari. Essi agiscono nei meandri dello stato, nei suoi sottosegretari, nei ministeri, nelle procure blindate dove riescono a inserire microspie, nelle banche dove riescono a riciclare milioni di euro senza che nemmeno un solo centesimo venga intercettato. Oggi riescono a trovare solo qualche terreno e qualche caseggiato che ancora qualche ndranghetista vecchia maniera tiene intestato alla sua nonna malata o a qualche parente lontano. I nuovi sistemi riescono a trovarli questi beni attraverso gli atti notarili ed i catasti. Ma i soldi no. Quelli veri, quelli provenienti dal traffico della droga e delle armi quelli non li trovano mai, né mai li troveranno di certo. I nuovi ndranghetisti non camminano sui ciucci come nei film di Pietro Germi. Prendono aerei di prima classe e volano dall'Australia al Belgio con i loro figli laureati nelle migliori università europee ed italiane e sanno come ben nascondere i loro proventi e sanno anche come ben investirli in attività lecite che non verranno mai allo scoperto. Detto questo, si vuole dire , che c'è bisogno di un esercito di finanzieri ed esperti dei flussi finanziari che metta mano nelle banche piuttosto che di uomini per le strade con tute mimetiche e fucili mitragliatori che non farebbero altro che danneggiare ulteriormente l'immagine della nostra regione. In effetti in Calabria l'esercito è stato mandato solo in alcune occasioni particolari, mai per la ndrangheta,e credo che il governo e la Russa facciano marcia indietro su questa idea. L'esercito arrivò dopo il 1860 per sconfiggere il brigantaggio . Non esisteva ancora una unità nazionale e l'esercito inviato fu quello piemontese, che non andò sul sottile rispetto alle popolazioni civili ed inermi. La famosa legge Pica dette pieni poteri ai militari e bastava incontrare per qualche montagna un pastore con un sacco di farina perché questi venisse accusato di appoggiare i briganti ed essere fucilato. E fu una strage, dimenticata. 733 furono fucilati, 1.093 uccisi in combattimento e 4.096 fra arrestati e costituiti. Le cifre, tuttavia, furono molto al disotto del vero, in quanto non erano indicati quelli della zona della Capitanata, di Caserta, Molise e Benevento. Al Senato di Torino, il ministro della guerra Della Rovere, dichiarò che 80.000 uomini dell'ex armata napoletana, imprigionati in varie località della penisola, avevano rifiutato di servire sotto le bandiere piemontesi. Vi erano stati migliaia di profughi, centinaia i paesi saccheggiati, decine quelli distrutti. Dovunque erano diffuse la paura, l'odio e la sete di vendetta. L'economia agricola impoverita, quasi tutte le fabbriche erano state chiuse e il commercio si era inaridito in intere province. La fame e la miseria erano diventate un fatto comune tra la maggior parte della popolazione. Con la fine della rivolta contadina e la sconfitta completa dei Borboni l'unità d'Italia venne completata e la normalizzazione arrivò definitivamente su un popolo meridionale che per secoli si sentirà subalterno al nord. L'esercito ritornò in Calabria nel 1908 per il violento terremoto del 1908. Complessivamente furono impiegati 55 reggimenti di fanteria, il 1° reggimento granatieri, 4 reggimenti di bersaglieri, 7 reggimenti di alpini, 3 di artiglieria, 5 del genio oltre all'intera brigata ferrovieri. Le brigate Brescia, Livorno, Napoli, Torino, Venezia, Verona, Salerno, Regina, Cremona, Pisa, Pistoia, Bologna, Ferrara, Parma, Sicilia, Ancona, Roma, Basilicata, Messina, Granatieri di Sardegna, Bergamo, Aosta e i reggimenti del genio, degli artiglieri e degli alpini raccolsero nuovi allori ed altre onorificenze oltre quelle già numerose assegnate alle rispettive bandiere. Parteciparono quindi alle operazioni oltre 20.000 uomini dell'esercito di cui circa 12.000 operarono a Messina mentre gli altri furono impiegati a Reggio Calabria e nel suo circondario. A questi raggruppamenti si unirono consistenti reparti dell'Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza che oltre a collaborare nell'azione di soccorso si distinsero anche nell'assolvimento dei loro compiti istituzionali. Ma in questo caso fu un intervento umanitario, mancando allora una protezione civile. L'esercito ritornò in Calabria e nel sud , per questo motivo, per il violento terremoto del 1980. ma per sedare rivolte l'esercito intervenne per ben tre volte. Nel 1911 per la rivolta di Verbicaro a seguito di una grave epidemia di colera che vide nelle istituzioni da parte della popolazione povera ed affamata la causa di tutto. La popolazione verbicarese si impossessò del paese facendo fuggire nobili e preti e depredando ed incendiando le loro case baronali. Nel 1945 dopo la rivolta e la proclamazione della Repubblica Rossa di Caulonia. Allora il guardasigilli era un comunista doc. Palmiro Togliatti. A Caulonia la popolazione si era ribellata ai padroni ed ai fascisti che nonostante la sconfitta storica ancora comandavano insieme a preti e baroni. Un prete venne ucciso e quasi tutti i ricchi del paese vennero processati e rinchiusi in un carcere del popolo. L'intervento immediato dell'esercito sedò la rivolta imprigionando e condannado diversi esponenti della rivolta fra i quali Pasquale Cavallaro. L'ultimo intervento fu nel luglio 1970 a seguito della rivolta di Reggio. Rivolta che ancora è nella memoria dei tanti democratici che videro in quella ribellione una strategia fascista di ribaltare il governo democraticamente eletto. Attentati vennero compiuti ai danni di treni diretti al nord e tutte le sedi dei partiti vennero bruciate a parte quelle del MSI e dei Boia chi molla che fomentavano e dirigevano la rivolta. Ci vollero accordi politici ed intermediazioni istituzionali per porre fine alla rivolta, L'esercito non servì a nulla se non ad alimentare odi. Che senso ha quindi riparlare di esercito nella nostra regione ? Si facciamo sentire gli intellettuali ed i sinceri democratici, quelli che non si lasciano intrappolare nel vortice della sicurezza, che sta alimentando solo odi e razzismo verso i soggetti più deboli piuttosto che verso quelli più forti e che davvero comandano e dettano leggi su noi tutti.

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