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Appello alla mobilitazione contro il G8 2009 sull'ambiente a Siracusa! sicilia |
diritti e libertà |
comunicati
mar 31 marzo 2009 - 20:00 scritto da k
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Dal 22 al 24 aprile Siracusa sarà sede del summit G8 sull´ambiente ,in un territorio quindi (ed è più che lecito farlo notare),quello siciliano ,che da sempre ha vissuto e vive sulla propria pelle le scelte spregiudicate di un´economia neoliberista che impone la privatizzazione di beni comuni come l´acqua; di processi di militarizzazione e di sottrazione alle popolazioni locali di intere fette di territorio come avviene per la base di Sigonella; la costruzione di inceneritori e rigassificatori; la progettazione del ponte sullo stretto e di una centrale nucleare; lo scempio delle trivellazioni petrolifere in val di Noto; la realizzazione del grande carcere a cielo aperto di Lampedusa. L´incontro dei grandi otto insiste quest´anno in un periodo storico stravolto da una crisi che tende via via a configurarsi come una crisi di sistema. Assistiamo quotidianamente al fallimento delle teorie economiche neo-liberiste, teorie che hanno avuto come conseguenze di questi anni un drastico aumento della sperequazione sociale e la totale precarizzazione del lavoro in nome di quella che i governi chiamano flessibilità a cui si aggiunge, come se non bastasse, l'insicurezza dei posti di lavoro, dove , nel nome del profitto dei padroni, il sistema di produzione capitalista uccide i lavoratori in primis quelli appartenenti alla classe operaia, con una media di 4 operai al giorno indicando oggettivamente il soggetto sociale a cui fanno pagare anche con la vita la loro crisi . Fattori questi che non solo hanno un forte contraccolpo sull´economia reale ma, soprattutto, sul tessuto sociale. Esiste quindi un nesso forte tra crisi finanziaria e modello di sviluppo che ci porta a dire che siamo di fronte ad una crisi nella crisi, ad un momento di recessione che, in fondo, è insito nello stesso sistema capitalista; ci rendiamo conto che tutto il modello di sviluppo è tendente alla crisi in quanto è esso stesso incompatibile con le risorse naturali; con la loro riproducibilità; con gli equilibri degli ecosistemi globali e locali; con le ricchezze delle diversità culturali e con tutto il tessuto sociale. Le decisioni adottate dai governi, come socializzare il debito e privatizzare gli utili, fornendo aiuti "statali" a banche e imprese, non fanno altro che innescare processi involutivi e incapaci di risolvere la crisi ,contribuendo ad aumentarne i costi da scaricare sulle fasce sociali più disagiate. Altro campo d´intervento, utile a soddisfare i processi di risoluzione della crisi è, secondo i grandi sostenitori della finanza creativa, la costruzione delle grandi opere. Le grandi opere sono ritenute da questi ultimi indispensabili per uscire dalla crisi e della disoccupazione e, a dir loro, sono utili al territorio e alla società stessa, forniscono posti di lavoro e migliorano la vivibilità divenendo così "espressione" e "soluzione"di bisogni sociali. Per confutare questa idilliaca prospettiva basta citare alcuni numeri: per riaprire e completare cantieri e lavori vari sono stati previsti in Italia 16 miliardi di euro ... per mettere in sicurezza le 57.000 scuole pubbliche italiane sono necessari 13.000 miliardi di euro, ma non troviamo questo capitolo di spesa in nessun posto ad esso deputato se non in semplici ed inutili (inutili perché non trovano riscontro pratico) indagini. Questo sistema va ad alimentare la gettata di denaro fresco nelle casse statali, nel migliore dei casi, facendo "girare l´economia" per le varie lobbies economiche, per le solite imprese, per i grandi signori della guerra e del cemento ... e per gli specialisti delle consulenze! diviene così modello di sviluppo devastante, che calpesta il diritto all´autodeterminazione, alla salute e alla vivibilità del territorio per chi lo abita ,in quanto non tiene minimamente conto delle istanze e delle richieste provenienti dalle comunità e dalle popolazioni. Da nord a sud la politica non cambia e l´ombra di un altro eco-mostro minaccia il Mezzogiorno: la costruzione di un ponte che colleghi la Sicilia alla Calabria. Di nuovo la stessa logica di sopraffazione e di sfruttamento del territorio, di nuovo piani di distruzione di centri abitati. Simbolo di progresso , di ricchezza e di nuova occupazione in un meridione in cui dilaga precarietà e disoccupazione, il ponte sullo stretto si impone come sviluppo possibile, ma è facile riconoscere nell´affare ponte l´ennesimo passo verso la privatizzazione e l´accentramento delle risorse attraverso l´esproprio di aree e il soffocamento delle economie locali. Un modello di sviluppo che privilegia la circolazione delle merci su quella degli esseri umani e che nega il diritto a chi vive e abita un territorio a determinarne direttamente il futuro. Un modello di sviluppo che privilegia la scelta di localizzare le opere imponendole alle comunità destinate a riceverle. Che sia la costruzione di un nuovo inceneritore ad Augusta o a Bellolampo, che sia la mancata programmazione di una efficace gestione dei rifiuti che trasforma intere città in discariche a cielo aperto, che siano le trivellazioni in Val di Noto, l´alta velocità o il ponte sullo Stretto di Messina, il modello di sviluppo capitalista che produce queste piccole e grandi opere è sempre lo stesso. Proprio quel modello di sviluppo che attua un forte controllo militare sul territorio, all´interno di logiche che normalizzano lo spazio rendendolo sostegno materiale del potere e permettendone i processi di ri-territorializzazione in nome di una presunta sicurezza. Basti pensare che in Italia vi sono oltre 100 basi ed installazioni militari che vanno da Bolzano a Lampedusa. Le basi hanno un costo ambientale enorme e incidono sulla salute umana a causa della presenza in esse di residui tossici e sostanze nocive. Entro il 2013, inoltre, in Italia verranno mossi i primi passi verso il nucleare per un progetto complessivo che vedrà la realizzazione di quattro centrali sul territorio nazionale entro il 2020. Non è ancora chiaro dove si troveranno i 30.000 miliardi di euro che occorrono per gli impianti, quali diventeranno i siti, chi le costruirà e gestirà, dove verranno stoccate le scorie mentre si tace sui costi in termini di vite umane e malattie degenerative che la questione del nucleare porta con se. È chiaro che dietro tale rilancio vi siano enormi interessi, basti evidenziare il nesso inscindibile nucleare civile- programmi militari , i quali ne rappresentano il supporto e le reali motivazioni. Occorre sviluppare un´alternativa che in campo energetico significa modelli di piccole dimensioni, autosufficienti e autogestiti nel territorio , a bassa dissipazione e impatto ambientale, con la prevalenza del solare e altre forme rinnovabili. Il green deal americano invocato da Obama e di fatto consistente in aiuti di stato alle aziende non è che il tentativo di apertura di nuovi mercati e la conseguente ricerca di nuovi bacini di consumo in una logica di sfruttamento capitalista delle risorse e di restyling per la classe dirigente e i suoi piani di profitto. Si rende dunque necessario abbandonare il concetto stesso di "sviluppo sostenibile" in quanto inevitabilmente condizionato dal concetto di "crescita" e "progresso" ,base ideologica del meccanismo di produzione e riproduzione dei rapporti di potere capitalisti. Riteniamo che solo un coordinamento tra i vari percorsi di resistenza territoriale possa inceppare il meccanismo di sviluppo delle grandi opere e rovesciare la crisi in quanto non esiste nessuna autentica difesa dell´ambiente che non sia espressione delle lotte e delle rivendicazioni delle popolazioni. È questo il nostro punto di vista: quello proprio di chi vive il territorio, quello di chi esige di determinare il futuro della terra che abita e non si vuole piegare alle menzogne e ai ricatti di un´economia che in nome del profitto è pronta a negargliele. Quelle che comunemente vengono definite patologie del sistema come la disoccupazione di massa e l'illegalità, da curare con la modernizzazione non sono che elementi stessi della modernità. Dobbiamo rovesciare quest'ottica e valutare la realtà dei fatti: il sud è completamente immerso nella modernità, è uno dei suoi esiti, anzi può essere riconosciuto come il laboratorio dei processi di modernizzazione. Il Meridione è sempre stato visto come fertile terreno di sperimentazione del capitalismo globale e ora, progettando un´altra campagna imperialista con l´apertura dell´area di libero scambio nel 2010, vedrà la Sicilia come avamposto per l´espansione del neo-liberismo verso i paesi del sud del Mediterraneo, fungendo da base logistica per l´egemonia dei nuovi mercati ,necessari a ripristinare margini di accumulazione attualmente compressi dalla depressione economica occidentale. |