Il documento segreto del 2006 "A largo di Cetraro le navi sono tre"
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mar 3 novembre 2009 - 19:36
scritto da ANNA MARIA DE LUCA e PAOLO GRISERI
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Una seduta della Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti
Il pm Greco racconta di ricerche e relitti individuati e non ancora identificati
CETRARO - Un documento inedito. E' la parte segreta di una seduta della Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti. Un documento ufficiale dove si dice che le navi sono tre, non una. E che sono stati pescati fusti in mare. Ma nessuna delle tre navi corrisponde alle misure e alla profondità del "Catania", il relitto della prima guerra mondiale ritrovato proprio dove si credeva potesse esserci una nave dei veleni. Così, quello che dopo la dichiarazione di chiusura del caso di Cetraro, sembrava una mera ipotesi, oggi ritorna a prendere corpo. Come resta, nero su bianco, il verbale che riporta tracce di cesio rinvenute nei pesci. Analisi, lo ricordiamo, scomparse nel nulla.
Il documento inedito si riferisce ad una seduta del 24 gennaio 2006 dove il pm Franco Greco, che all'epoca aveva aperto l'inchiesta sulla nave di Cetraro, dice davanti alla commissione che i pescatori della zona hanno pescato dei bidoni: "Ho cercato in tutti i modi di capire quale fosse il luogo preciso. Mi sono state date delle coordinate, che ho riportato al consulente, per verificare il sito.... Ed è stato rilevato un corpo estraneo della lunghezza di 126 metri. I consulenti hanno escluso che si possa trattare di un oggetto naturale... non si spiegano cosa sia. Potrebbe essere una nave... si trova a 680 metri di profondità".
Una nave, non l'unica nave. Infatti, si legge nel documento di un secondo ritrovamento: una nave lunga tra gli 88 e i 108 metri, larga dai 15 ai 20 metri, a 380 metri di profondità. Intorno alla pancia di questo relitto c'è un alone di 200 metri quadri, scuro, che - dice davanti alla commissione il Sostituto Procuratore Franco Greco - "non può essere liquido e deve per forza essere il carico della nave che appoggiandosi, si è aperto ed è fuoriuscito"
Greco racconta di aver chiesto alla Capitaneria di Porto se c'erano navi da guerra affondate in quell'area. Alla Capitaneria non risultavano unità da guerra. Risultava solo una nave affondata nel 1989, a 15 miglia, verso Scalea. Incrociando dati con l'ufficio maridrografico di Genova, Greco scoprì che esisteva un relitto della prima guerra mondiale ma scoprì anche due grandi punti interrogativi: la nave risulterebbe affondata nel 1920, cioè dopo la fine della guerra. Si chiamava "Federico II", ma gli atti sono "classificati, ossia coperti da segreto militare". Un segreto militare dopo ottanta anni dall'affondamento?
La nave di cui parla Fonti sarebbe affondata nel '92. Le mappe nautiche riportano la Federico II dal 1993, come relitto non pericoloso con battente d'acqua sconosciuto. "Il che vuol dire - dice il pm Greco - che non sanno cos'è; ma allora come fanno a dire che non è un relitto pericoloso? Ho chiesto il motivo per il quale questa nave non è stata mai riportata nelle mappe nautiche e non mi hanno saputo dare una risposta". Di certo c'è che nella zona della nave Federico II la Capitaneria di Porto di Cetraro vietò la pesca per un anno e quattro mesi perché proprio lì le analisi hanno rilevato metalli pesanti, tra cui arsenico e mercurio, fuori dai livelli consentiti. Come mai proprio in quel punto la concentrazione dei metalli?
La seduta segreta tra Greco e la commissione viene sintetizzata in una domanda che lo stesso Presidente della Commissione rivolge al pm: "Dottore, mi faccia capire, mi sto perdendo. C'è quindi una nave certa, una che si vede e una che potrebbe esserci". E il pm risponde: " Sì, quello è il posto dove sono stati trovati i bidoni".
3 novembre 2009
http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/cronaca/nave-veleni/le-navi-sono-quattro/le-navi-sono-quattro.html
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Commenti (1 di 1)
Vai al commento: 1* 1) Come è possibile che una persona, in questo caso Fonti, indichi un luogo del nostro mare, dando coordinate precise, e proprio in quel luogo si trova una nave? Come faceva a sapere che lì c'era una nave , se le Capitaneria di Porto e la Marina Militare non ne erano a conoscenza ?
* 2) Non è possibile che Fonti abbia dato delle coordinate leggermente sbagliate per cui la "sua " nave possa trovarsi a 100/200 metri più a sud, o a nord, o a est, del Catania ?
* 3) Chi ci dice che tutte le indagini nei fondali siano state fatte correttamente dal momento che su quella nave non c'erano presenti persone terze, quali rappresentanti della Regione, dell'Arpacal, degli ambientalisti ? Anche ben sapendo che la Mare Oceano non aveva tutte le strumentazioni necessarie ?
* 4) Perché riguardo alla ricerche della nave non si è seguito lo stesso metodo che lo stesso Ministero dell'Ambiente sta seguendo lungo il Fiume Oliva, ad Amantea, dove i campionamenti prelevati vengono dati a tre diverse strutture sanitarie per essere poi analizzate separatamente e poi confrontate ?
* 5) Perché la mare Oceano ,che era sul luogo, non ha scandagliato tutto il mare fra Cetraro e Maratea, dal momento che Fonti parla anche di un'altra nave di fronte a Maratea stessa ?
* 6) Perché la Marina Militare Italiana, non ha subito detto che in quell'area poteva esserci una nave passeggeri affondata nella 1 guerra mondiale ?
* 7) Perché la ministra Prestigiacomo ha subito detto che il caso è chiuso senza neanche accertarsi se in quella nave vi siano bidoni radioattivi ? E se gli affondatori avessero scritto sulla fiancata il nome Catania sapendo che questa era una nave scomparsa della 1a guerra mondiale ?
* 8) La Ministra Prestigiacomo ed il suo sottosegretario Menia perché erano da subito convinti che quella non poteva essere la Cunsky ? Cosa sapevano che noi non sapevamo ?
* 9) Perché la Capitaneria di Porto di Cetraro emise l'ordinanza di divieto di pesca a poche centinaia di metri dal luogo indicato da Fonti , dopo la certezza scientifica che in quel luogo vi era presenza allarmante di metalli pesanti quali l'arsenico, il cobalto ed il cromo ?
* 10) Cosa ha fotografato il Row dell'Arpacal ? Come mai le foto e le riprese video sono diverse da quelle della Mare Oceano ?
* 11) Se esitono dei fusti metallici all'interno della nave e fuori , fotografati dal Row dell'Arpacal è pare anche dalla Mare Oceano , è venuto a qualcuno il dubbio che potrebbe non essere una nave del 1917 in quanto a quell'epoca i fusti erano tutti in legno tanto che sulle navi del primo 900 e fino alla 2 guerra mondiale sulle navi fra il personale di bordo vi era sempre un mastro bottaio.
* 12) Se questa nave non ha bulloni come è emerso dal Row dell'Arpacal non può essere la Catania che a quell'epoca nel 1907 era tutto abbullonato.
* 13) Se della nave Catania non esistono foto d'epoca con quali foto, quelle fatte dalla Mare oceano, sono state confrontate, per essere riconosciuta come tale ?
* 14) Una misurazione di radioattività sott'acqua alla profondità di 300 metri quando la nave è a 470 m non vuole dire assolutamente nulla. 170 m d'acqua schermano le radiazioni gamma di un fattore 3*E126... cioè le radiazioni gamma che vengono potenzialmente emesse dalla sorgente e sono dirette al rilevatore vanno divise per 3 con 126 zeri dietro. Quindi anche se ci fossero tutti i noccioli di tutti i reattori nucleari del mondo non potrebbero rilevare neanche un raggio gamma. Bisognerà andare molto vicino alla nave e ad ogni singolo fusto. Quindi l'informazione data dal ministro dell'ambiente riguardo alle
radiazioni è completamente inconsistente.
* 15) Risulta che il piroscafo Catania venne affondato almeno a 3,2 miglia di distanza dal punto dove la "Mare Oceano" stava effettuando le verifiche. Un punto più a largo di circa cinque chilometri, non qualche centinaio di metri. Ed anche la lunghezza della nave - che secondo i dati dei costruttori era di 95,8 metri - non torna, visto che ieri il governo ha comunicato la lunghezza ufficiale del relitto, pari a 103 metri. I dati differenti del piroscafo Catania sono ben noti e riportati nel registro navale della World Ship Society e pubblicati dal sito specializzato Miramar Ship Index. Gli stessi identici dati sono pubblicati anche sul sito specializzato nella storia degli U-boat (www.uboat.net). »