cosenza / diritti e libertà - venerdì 13 novembre 2009 - 14:03

Il primo ottobre le forze dell'ordine in località vaglio lise a Cosenza  irrompono nella zona dove vivono circa 200 rumeni di etnia rom, notificando solo a 90 di loro un decrecreto di allontanamento.

Tali decreti, che fanno riferimento non al cruento pacchetto sicurezza  dell'attuale governo ma alle alle leggi emanate durante il governo Prodi, prevedono l'allontanamento di questi novanta cittadini comunitari. Le motivazioni sarebbero legate la fatto che gli stessi sono ritenuti incapaci di indicare la data del proprio ingresso in Italia, perchè non hanno un regolare contratto di lavoro e  vivono in condizioni precarie, di conseguenza la loro presenza rappresenterebbe una minaccia per il paese. In altri termini viene perseguitata la loro condizione economica: i cittadini europei, se poveri, non possono risiedere a Cosenza?! Che fine ha fatto la città dell'accoglienza e delle invasioni?

Da alcuni anni ormai si parla di emergenza Rom  , questione mai risolta  che si ripresenta, puntualmente, a ogni inizio estate e col cadere delle prime piogge. Si ricordi l'emergenza del 2007 quando le forti piogge rendevano il  fiume Crati assai pericolo per l'intera comunità  rom dal momento che  era alto il rischio che gran parte delle loro abitazioni, allestite nelle vicinanze, venissero travolte.

Dopo un'iniziale attenzione mediatica, dettata dalla contingenza, ecco che la questione Rom ripiomba nel dimenticatoio, l'assessore comunale Matilde Ferraro, che nell'evento del 2007 si era impegnata in prima persona, durante un rimpasto della Giunta Perugini, lo ricordiamo ...una giunti di 'sinistra' viene sostituita da Francesca Bozzo. La 'linea politica ' del nuovo assessore si può riassumere nel seguente termine: non sono competente.  Accade, infatti, che tutte le domande rivolte dalle associazioni nel corso degli scorsi mesi sono state evase con l'idea che un assessore ai migranti e ai rom non ha competenze; quindi semplici richieste come bagni chimici, acqua potabile etc sono state del tutto disattese dall'Assessore , troppo impegnata a organizzare finti spettacoli e fasulle iniziative cultural-gastronomiche. Per questo motivo, a seguito della espulsione di massa su base etnica dei cittadini Rumeni di etnia Rom l'indignazione e la rabbia   di molti cosentini sia autoctoni che rom è cresciuta .

In primo luogo sono stati avviati ricorsi sul piano legale ma, nel contempo, sono state intraprese tutta una serie di azioni  di lotta e di denuncia. Si ricorda una petizione in difesa dei cittadini  rom  a cui hanno aderito cittadini semplici ma anche numerose personalità fra cui l'intero dipartimento di sociologia dell'Università della Calabria.

Piu' volte è stato tentato un incontro col Sindaco e  l'Assessore Bozzo  quello che si è ottenuto è una promessa da parte dell'assessore che entro pochi giorni avrebbe rifornito di benzina la autobotti per inviare, al campo, l'acqua potabile come chiesto dal Presidente della II circoscrizione (in un primo momento sceso in campo a tutela dei rom) ma così non è stato: di chi la colpa? Ancora una volta l'incompetenza della Bozzo ha dato i suoi frutti? Vero è che incontrare l'Assessore è risultato sempre piu' difficile, durante uno dei vari presidi sotto al Comune la stessa usciva dal palazzo municipale celata da un giubbotto riuscendo a passare inosservata alla vista dei piu' ma alcuni, notandola, non hanno potuto fare a meno di seguirla per ottenere di consegnarle la petizione in difesa del popolo Rom di vaglio lise. L'assessore, impaurita e in evidente stato confusionale, intanto si era rifugiata nella sua auto e mettendo in moto l'auto addirittura rischiava di investire i manifestanti.

Si registrano un incontro col Vice-Prefetto  e uno con l'Assessore provinciale all'immigrazione, infine anche il Sindaco Perugini non ha potuto fare a meno di ricevere una delegazione, due giorni prima del dibattimento in tribunale dei ricorsi contro i decreti di allontanamento. I Rom e le associazioni ad essi vicine,  si sono infatti recati ad assistere la seduta comunale del nove novembre, forse per questo il Sindaco ha deciso di riceverli per alcuni minuti. In questa occasione, così faticosamente ottenuta, Perugini si è però detto vicino alla problematica dei Rom e ha ribadito che Cosenza resta una città aperta e solidale, ci si augura che alle parole seguano i fatti, i Rom non chiedono infatti la luna, che a Cosenza si può anche tradurre come alloggio popolare, ma solo che si fornisca loro un campo attrezzato per il quale sono disposti anche a pagare acqua ed elettricità.

Significativa  è stata anche l'attiva partecipazione dei Rom al seminario organizzato dal dipartimento di Sociologia, tutti: dai docenti agli studenti, hanno ascoltato, con vivo interesse, la lezione dei cittadini rumeni che hanno raccontato di prima persona che cosa significa essere svegliati alle cinque e trenta del mattino dalle forze dell'ordine, rimanere ore e ore sotto la sole e poi deportati in questura, identificati e lasciati senza nemmeno una bottiglia d'acqua per quasi quindici ore. Il tutto per un motivo che non si comprende...forse solo perchè si è Rom? Oppure si configura come delitto, il fatto di avere un lavoro e un alloggio precario? In tal caso molti italiani commetterebbero reato, ma di chi sarebbe la colpa?

Intanto sul campo legale, ottenuta una prima sospensiva del decreto di allontanamento da parte del tribunale di Cosenza che considerava fondate, in prima face, le istanze di ricorso, in data undici di novembre accoglieva definitivamente  tali ricorsi! Urla di gioia, lacrime di commozione, hanno salutato la notizia data dal pool di difensori all'uscita del tribunale, dove attendevano l'esito del pronunciamento dei giudici, i rom le associazioni i docenti universitari.

Un provvedimento di massa, vergognoso e umiliante per i Rom e per la città di Cosenza è stato sventato in un'aula di tribunale. Adesso tutta la solidarietà fino ad ora manifestata dalla parte autentica della città, deve andare avanti nella battaglia per il diritto ad una esistenza dignitosa e decorosa di questi fratelli che ormai sono cittadini cosentini.

Perchè la vera accoglienza percorre strade molto spesso diverse da quelle del governatore calabrese Agazio Loiero che si è recato a Berlino, assoldando anche il noto regista Wenders, per propagandare l'idea della Calabria come terra di accoglienza.

C'è una tendenza nazionale razzista  che tende all'emarginazione degli stranieri ed oltre che a Cosenza anche a San Nicola Varco , vicino Eboli sono stati sgomberati circa mille lavoratori, braccianti agricoli, che si spaccavano
la schiena nella piana del Sele!

Con queste politiche criminali ed in particolare con il caso Rom a Cosenza, si  assiste ad un fenomeno nuovo in Italia, quello dei desplazados: profughi nella propria terra!

sicilia / spazi liberati - lunedì 02 novembre 2009 - 00:14

Nella mattina del 23 ottobre scorso è stato sgomberato, a Catania.il C.P.O. Experia.

Le forze dell'ordine sono riuscite a entrarenella sede del centro facendo largo uso della forza, come
testimoniano alcuni video presenti in rete: [1] [2] [3] [4]. Le forze dell'ordine non hanno permesso nemmeno agli avvocati di assistere all'ispezione dei locali.

La polizia, in assetto antisommossa, si è scagliata contro studenti medi, universitari, lavoratori, docenti precari, sindacalisti che tenevano le mani alzate e rimaevano in presidio permanete; negli scontri, infatti, vi sono
stati anche numerosi feriti. Ancora una volta dunque un presidio di libertà, viene soppresso tramite l'uso della violenza.
Lo sgombero ufficialmente voluto dalla sovrintendenza ai Beni Culturali è stato, in realtà, determinato da precise scelte politiche tese a riduerre al silenzio una realtà viva da ormai 17 anni.

Experia, un centro popolare radicato nel quartiere, ha subito un'ingiustizia inaudita! La resistenza però continua tra attestati  di solidarietà [1]ed il partecipato  corteo del 31 ottobre dove si è registrata la presenza di piu' di mille persone.

Ultime news: il 13 novembre l'experia è stato rioccupato dai compagni!

calabria / ambiente e territorio - giovedì 24 settembre 2009 - 16:36

Il 14 dicembre del 1990, tra Amantea e Campora San Giovanni si arena, a causa del maltempo, la motonave Jolly Rosso. Da subito si rincorrono le voci sul fatto che la nave doveva essere affondata a largo del Tirreno e che contenesse dei rifiuti tossici da smaltire illegalmente, ma il maltempo non ha permesso che ciò avvenisse. Questo incidente non fa altro che confermare l'ipotesi della Calabria quale pattumiera dell'occidente. Una terra contaminata dunque, in particolare l'area di Amantea nella quale "si può confermare l'esistenza di un eccesso statisticamente significativo di mortalità nell'area del distretto sanitario di Amantea rispetto al restante territorio regionale".

Mentre la Rai calabrese si accorge solo ora della questione, già da tempo si sono registrate una serie di interessanti inchieste giornalistiche, le più importanti sono, infatti, quelle dal basso: Verità sulla Jolly Rosso.

Le allarmanti notizie che oggi sono date come scoop dai TG di stato, ad esempio la possibile connessione fra le navi dei veleni e gli omicidi di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin oppure la misteriosa morte del comandante della capitaneria di porto di Reggio Calabria, Natale De Grazia, già nel 2005 si potevano leggere su indymedia calabria.

Ad ogni modo è da 19 anni che questa storia va avanti fino a quando, in agosto, non si scopre che una zona tra i comuni di Serra D'Aiello e Aiello risulta avere livelli di radioattività cinque volte superiori alla norma ed una forte concentrazione di cesio 137.

L'indagine della procura di Paola che, è doveroso ricordarlo,  nel 1991 era stata archiviata da Fiordalisi, si riapre ed inizia anche la ricerca di altre navi affondate a largo delle coste calabresi. Il 12 settembre 2009 a largo di Cetraro, nel basso tirreno cosentino, poco distante da Amantea, viene ritrovato il relitto di una nave. Probabilmente è il Cunski un' imbarcazione contenente fusti radioattivi che il pentito di 'ndrangheta, Francesco Fonti, dice di aver affondato personalmente con l'aiuto della 'ndrina dei Muto. Il boss, Franco Muto, è finito in carcere nell'ambito dell'inchiesta Nepetia che ne ha svelato gli stretti legami proprio con il clan di Amantea: Gentile/Besaldo.

Malgrado tutto questo clamore mediatico non si è ancora stati in grado di capire l'esatto contenuto dei rifiuti tossici rinvenuti, anche questa perdita di tempo nasconde un enensimo tentavivo di depistaggio? Forse anche per questo motivo le richieste delle associazioni ambientaliste vengono continuamente oscurate, ignorate e al più minimizzate dalle istituzioni?

Infine alcuni esponenti ambientalisti vengono addirittura querelati da Messina, prima ci contaminano e poi ci querelano,  non c'è che dire, siamo nella Repubblica delle Banane!!!

In Calabria, dunque, non ci sono i soldi per bonificare le arre contaminate dai rifiuti tossici e nuclerari e intanto il ministro del'ambiente Prestigiacomo fa shopping con le carte di credito del ministero.

La mobilitazione popolare finalemnte cresce: il 24 ottobre è prevista ad Amantea, Cosenza, una manifestazione nazionale : riprendetevi i rifiuti tossici.

Calabria indymedia, insieme a radio Ciroma, out of the shell  e altre realtà che si occupano di informaizone dal basso, sarà presente all'apposito mediacenter il 24 ad Amantea.


Altri collegamenti:


Raccolta di articoli degli ultimi giorni:

cosenza / ambiente e territorio - lunedì 14 settembre 2009 - 18:53

La società vallecrati è ormai lanciata a capofitto verso la sua distruzione. Da tempo, ormai, si erano diffuse le solite voci di operai nullafacenti causa della crisi societaria, tali voci così come per tanti altri settori, precedono la totale privatizzazione di un servizio. Attualmente i lavoratori vallecrati non vengono pagati da tre mesi e non conoscono le loro sorti. Per questo motivo alcuni di loro sono saliti, per protesta, sul tetto del palazzo della Provincia di Cosenza e sono attualmente ancora rimasti in presidio. I restanti operai hanno dato vita a una serie di manifestazioni di protesta come il blocco dell'autostrada Salerno-Reggio, espresso il loro punto di vista con una lettera aperta alla cittadinanza  ed hanno dato vita ad un corteo lungo le strade della città di Cosenza, ricevendo una 'timida' solidarietà .

Proprio durante quest'ultima manifestazione gli operai della vallecrati hanno incontrato i precari della scuola della provincia di Cosenza che vivono una stagione di mobilitazione nazionale. Gli applausi sono giunti da entrambe le parti: tutti precari dello stesso territorio.  Il 14 settembre un operaio dell'azienda sale sul tetto del Comune di Cosenza mentre gli operai entrano in consiglio comunale. Tante parole am in concreto un nulla di fatto!

 
Intanto i 44 comuni che fanno ricorso a vallecrati non sembrano essere propensi a trovare una soluzione favorevole: si vuole solo la privatizzazione?! Si parla di affidare la gestione della raccolta rifiuti a piccole ditte private e poi, chissà, un bell'inceneritore potrebbe risolvere tutti i problemi occupazionali!!! Non è la prima volta che si parla di inceneritori a Cosenza ma, adesso, anche il nostro capoccia Berlusconi parla di un problema rifiuti che si sposta dalla Campania alla Calabria. Tra le altre cose, il berlusKa dice di commissariare la regione sul tema dei rifiuti, non sapendo che lo è già da oltre dieci anni! ecco quindi che molto probabilmente sottintendeva il SUPERCOMMISSARIO SPAZIALE ...beata ignoranza!

Il problema vallecrati non è relativo, dunque, a un solo problema occupazionale; dietro esso vi sono problemi di ordine ambientale e sociale. La situazione attuale di questa azienda è da individuare nelle scellerate scelte di politici che hanno da tempo gestito il potere a Cosenza e adesso vogliono solo liberarsi di un cadavere per trovare altri spazi di speculazione volti solo all'incentivazione delle loro tasche.

Nel frattempo pare esserci una proposta di fitto d'azienda che i vertici della società stanno vagliando la proposta viene da un ex verde, attuale amministratore unico della società Alto Tirreno Cosentino, società partecipata (come tante altre società miste calabresi) dai Vrenna di Crotone recentemente 'riabilitati' dopo il ritiro del certificato antimafia, per una condanna in primo grado a quattro anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, dopo un simpaticissimo siparietto che ha visto coinvolto il Procuratore di Crotone e la sua segretaria che è, guarda caso, la moglie di Vrenna.

Gli ultimi sviluppi della viceda vallecrati dimostrano, ancora una volta, che si tratta di giochi di potere che gravano sulle spalle dei lavoratori!!!

Il primo di ottobre gli operai riprendono i mezzi e il lavoro di raccolta rifiuti viene nuovamente effettuato dai lavoratori vallecrati, malgrado gli stessi non abbiano ancora ricevuto gli stipendi arretrati, dopo trenta giorni sono scesi dal tetto del palazzo provinciale.

Si attende il 19 novembre quando ci sarà l'udienza dal giudice fallimentare. Un dato che certamente non potrà certamente essere sottovalutato è dato dai lavoratori che prendono la parola e raccontano tutta la vicenda dal loro punto di vista.

calabria / repressione - martedì 01 settembre 2009 - 23:53

Alle otto di stamattina un centinaio tra carabinieri e poliziotti, con la digos al gran completo, hanno assediato e sgomberato il csoa ExKarcere militarizzando l'intero quartier dell'Arbergheria. A sgombero avvenuto tutte le entrate del centro sociale sono state ora murate.

Al momento dell'irruzione delle forze "dell'ordine" erano presenti all'interno della struttura due compagni, dopo l'identificazone sono stati brutalmente portati in questura e trattenuti per accertamenti per più di quattro ore.

Lo sgombero, avvenuto su mandato dell'Opera Pia Reclusori Femminili (legata a doppio filo con le più bieche  strutture ecclesiastiche) che in combutta con l'amministrazione regionale sta perpetrando l'ennesima speculazione nel tessuto edilizio della città. Questa e' l'ennesima tappa della svendita del residuo patrimonio pubblico nel centro storico Palermitano, ed e' l'ennesimo atto repressivo nei confronti delle istanze sociali portato avanti da chi "amministra" la città, sempre pronto a reprimere ed emarginare come avviene per i senza casa che vivono da anni nei container di via messina montagne.

I compagni e le compagne dell'ExKarcere hanno annunciato iniziative di lotta già nelle prossime ore.

vedi : http://www.infoaut.org/palermo/

Corteo a Palermo il 12 settembre

calabria / migranti - domenica 30 agosto 2009 - 01:57

../Una vicenda di indifferenza, razzismo, odio, opportunismo e mafia che non avremmo voluto mai raccontare: la storia dell'ex cartiera di Rosarno. La  struttura è uno dei lasciti visibili delle truffe alla legge 488, che ha permesso numerosi scempi nel corso del tempo. Il copione è quello di sempre: un generoso imprenditore del nord decide di investire nel povero sud depresso ma, una volta presi i soldi, ha pensato bene di scappare.

Il capannone rimasto è diventato, con il passare del tempo, ricovero di migranti, lavoratori stagionali nei campi di Rosarno e dintorni che vivono in condizioni di vera e propria schiavitù. Migranti sfruttati per far fruttare la terra calabrese. Grazie a loro  il prezzo delle produzioni agricole all'origine, subisce una significativa contrazione che non corrisponde, però, ad un abbassamento dei costi al dettaglio; tutto ciò non fa altro che favorire solo pochi grossisti e impoverire tutti gli altri. Se non è mafia questa! Come se non bastasse i migranti dell'ex cartiera, oltre a dover condurre una vita indegna di questo nome, come già denunciato - ad esempio - da una indagine  di Medici senza frontiere, sono stati spesso vittime di odio razziale concretizzatosi in offese, insulti e veri e propri agguati. Quasi sempre verificatisi in periodi di pagamenti, come a dire: schiavi in tutto e per tutto.

Nel frattempo si registrano vari episodi: tre persone, successivamente arrestate e condannate, feriscono e gravemente con armi da fuoco due giovani ivoriani, scatenando una rivolta; qualcuno si degna di  arrestare qualche sfruttatore; nel mentre si fanno passerelle politico-sindacali. Durante un rogo divampato nell'ex cartiera, nello scorso mese di luglio, le forze dell'ordine non intervengono tempestivamente e lasciano che il capannone vada in fiamme. Nell'incendio alcuni migranti sono rimasti feriti, tutti hanno perso i loro già pochi averi. Solo poche realtà hanno tentato di portare  la loro solidarietà. In seguito a questo episodio, il commissario prefettizio ha richiesto il ripristino della "legalità" ed il conseguente sgombero della cartiera. Usare questi termini nei confronti dei migranti che subiscono le angherie dei rampolli di alcune delle famiglie di 'ndrangheta più influenti come i Mancuso o i Bellocco, ha del grottesco.

Dinnanzi a questa indifferenza si continua a parlare di integrazione, come nulla fosse. Forse solo per non perdere la faccia,   si fa riferimento ad alcune realtà come quella di Riace, a ragione, indicate come modelli virtuosi. A pochi passi, a Caulonia, invece, c'è chi si  riempie la bocca di tanti paroloni e organizza eventi di dubbia integrazione come il torneo diamo un calcio al razzismo, molto illuminante, venuta alla luce solo a pochi giorni dall'evento stesso. Ad organizzare il tutto è la blasonata Connecting People, un grande consorzio di consorzi di cooperative che addirittura gestisce quattro accoglienti CIE: Torino, Gradisca d'Isonzo, Bari e Trapani. Questi luoghi, è bene precisarlo, sono vere e proprie carceri per recludere persone che non hanno subito alcuna condanna, quindi non si possono ritenere colpevoli di alcun reato, malgrado questo, si resta nell'indifferenza generale e diffusa, dove si assoldano generali per la gestione del CIE di Gradisca teatro, in questi ultimi giorni di una serie di ribellioni, proteste varie da parte dei detenuti che si sono estese un po' in  tutta Italia.   

Cosa fare? È possibile un'altra integrazione oppure si continuerà a essere sordi e inutili parlatori? Certamente  l'indifferenza, si sa, uccide ogni possibilità di cambiamento.

Nel frattempo l'otto agosto un gruppo ha partecipato alla manifestazione NO  PONTE a Messina, uscendo dal limbo dell'isolamento.

# Martedì 1 settembre ore 18.00 @ Sede CVX Reggio Calabria, Chiesa  degli Ottimati, Via Cimino 4 riunione della Rete Reggina contro il razzismo

 APPROFONDIMENTI:

calabria / repressione - lunedì 10 agosto 2009 - 19:25

Che cosa sta succedendo in Calabria? Serpeggia nell'aria un cattivo odore di repressione, addirittura, se non ci si trovasse in una regione del sud Italia si potrebbe credere che la Lega Nord sia la diretta ispiratrice di alcuni eventi. 

A proposito di Lega Nord questo partito pare riesca a fare scuola presso  il sindaco di Diamante - nonchè consigliere provinciale -  Ernesto Magorno il quale, in una ordinanza comunale, non trova niente di meglio da fare che prendersela coi commercianti 'irregolari' di merce contraffatta; peccato che il sindaco appartenga al Pd!  Non sorprende, quindi, che un  venditore ambulante venga picchiato e derubato come è accaduto negli scorsi giorni a Rocella Jonica.

Intanto alcuni amministratori, sempre  appartenenti al PD ma questa volta del Comune di Cosenza, tentano di emulare i dettami della Lega Nord, in particolare la figura del Sindaco di Milano Moratti, in materia di repressione. Così, gli assessori comunali LaValle e Bozzo,  pensano bene di progettare l'entrata in vigore del divieto di vendere alcolici ai giovani al di sotto dei sedici anni.

La Lega fa scuola... le iscrizioni sono aperte!

sicilia / spazi liberati - sabato 08 agosto 2009 - 18:23

Accade a Messina che un centro di documentazione libertario, il Malastrada sia oggetto di numerose minacce, vili attentati. L'ultimo si è registrato nella notte del tre agosto scorso.

Le fiamme hanno divorato l'intera sede , a fuoco documenti suppelettili materiale vario in piu' si sono registrati danni strutturali all'edificio che è anche abitato da numerose famiglie.

Già lo scorso maggio vili ignoti avevano tentato di forzare la saracinesca della sede utilizzando. come ariete un'auto rubata, che poi veniva incendiata innanzi al centro.

Come se non bastasse a perseguitare il malastada anche le forze dell'ordine che nel mese di giugno perquisivano le case di molti compagni anarchici del malastrada accusati di 'vilipendio alle forze armate dello stato' in base ad alcune frasi contenute in un loro volantino fatto circolare subito dopo il primo attacco incendiario.

Malastrada però resiste e cerca di far sentire la propria voce con una serie di iniziative.

La viltà di questi gesti, che lascia l'amaro in bocca, deve far riflettere sulla pericolosità di un clima sempre piu' repressivo e autoritario che si respira in tutta Italia.

sicilia / ambiente e territorio - martedì 04 agosto 2009 - 16:12

L'otto agosto manifestazione a Messina per dire no alla costruzione del ponte sullo Stretto

L'attuale governo di centro destra vuole rilanciare il progetto del ponte, in verità mai realmente accantonato neanche dal precedente governo Prodi.

Tanti, dunque, i politicanti che vorrebbero questa ennesima mucca da mungere, ma la popolazione non ci sta, i cittadini non sentono nessuna necessità di questa enorme costruzione. I cittadini siciliani e calabresi sono maggiormente interessati ad un migliore stato complessivo delle infrastrutture interne e dei servizi essenziali piuttosto che a megastrutture che rincorrono sogni anacronistici, per di più devastanti per l’equilibrio ambientale.

Intanto le forze dell'ordine repressivo non mancano di censurare e fermare coloro i quali si oppongono al pensiero unico filo governativo pro-ponte.

Video dell'arresto a Messina, contestazione al Ministro Alfano.

Tutti a Messina otto agosto ore 18.00 piazza Cairoli per dire no al ponte, per la difesa dei territori.

Maggiori Informazioni:

Approfondimenti da:


Verso Messina:

 

Resoconto della manifestazione:

internazionale / repressione - giovedì 23 luglio 2009 - 16:17

Indymedia Atene e Indymedia Patrasso sono sotto il tiro del governo  greco. Negli ultimi giorni sono state esercitate pressioni provenienti, in particolare, dal ministero dell'educazione (guidato da un esponente del partito di estrema destra) per la chiusura dei due Indymedia Center.

Il governo greco ed i suoi amici fascisti, evidentemente, avevano deciso  di farla pagare a  Indymedia Atene e ad Indymedia Patrasso  per il loro  contributo alla diffusione delle informazioni dal basso, durante la  rivolta greca del dicembre scorso, a seguito della morte del giovane Alexis avvenuta,  senza nessuno motivo, per mano della polizia greca.
Il recente attacco del governo all'università di Atene, dove si pensa vi siano collegamenti col indymedia Atene, dimostra tale volontà persecutoria.

Non è la prima volta che Indymedia Atene ha dei problemi con le autorità: nel 2002  a causa di un post comparso sul newswire, in cui si rivendicava un attentato, la polizia greca indago su indymedia avviando, nel contempo,  una  campagnia di criminalizzazione  verso indy Atene.

Ma Indymedia Atene e Patrasso insistono e chiedono aiuto per poter resistere!

Solidarietà a Indymedia in lingua greca!

Maggiori info su:

- Indymedia Atene

- Indymedia Patrasso

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