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         <title>Centrale a carbone Saline: nasce comitato a Motta</title>
         <subtitle>Dopo il Comitato “Vedere Chiaro” di Saline Joniche, anche Motta S.Giovanni annuncia la creazione di un Comitato dei cittadini che si interrogano sulla reale situazione che si nasconde dietro la vicenda della “Centrale Elettrica a carbone di Saline Joniche”, e chiedono adesso assoluta “Trasparenza”. Questo motto, è anche il nome che il Comitato ha inteso darsi, per cercare di mettere insieme tutti coloro che per mesi sono stati invitati a dire “NO ALLA CENTRALE” dalle Istituzioni politiche e Associazionistiche che avevano prospettato situazioni catastrofiche in caso di realizzazione dell’opera da parte della Multinazionale Svizzera SEI, e cercare di capire se davvero quello che è stato raccontato risponde a verità o no.</subtitle>
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            <title>ma possibile che per inseguire un futuro migliore dobbiamo distruggere la nostra terra</title>
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            <content type="html" xml:lang="it">ho letto un pò il post del comitato e, nel condividere pienamente la necessità di &quot;trasparenza&quot; e condivisione delle scelte della popolazione riguardo le questioni importanti, mi viene da fare però alcune domande: possibile che lo &quot;sviluppo&quot; tanto auspicato per la nostra terra e, più in generale, per il Sud debba passare dalle grandi multinazionali o dalla costruzione di opere di dubbia utilità?
la calabria esporta il 40% dell'energia che produce: perché insistere a realizzare questo tipo di opere qui e non realizzarle nei territori dove servono? a parte tutte le discussioni sui rischi per la salute legate alla produzione ed al trasporto dell'energia, c'è anche da considerare che ad oggi non è possibile trasportare energia senza inevitabili perdite di rete: il ché significa che non è tanto conveniente produrre energia qui, forse è più facile perché (gl)i (im)prenditori trovano un terreno ammorbidito notevolmente da una endemica richiesta di &quot;lavoro&quot;!
onestamente io non credo possibile che la realizzazione di un'opera del genere riuscirà a dare lavoro a 1000 famiglie per 5 anni: promessa simile era stata fatta per la costruzione della centrale di rizziconi, ma lì i lavoratori &quot;locali&quot; sono stati relativamente pochi e, finita la costruzione, poi ributtati drasticamente sul &quot;mercato&quot; del lavoro.
sia chiaro che tali dubbi valgono sia per la centrale a carbone che per la mega centrale fotovoltaica proposta dall'api: perché se si vogliono investire fondi, anche pubblici, non si ragiona su opere distribuite (e non centralizzate) che permetterebbero di creare lavoro, produrre energia pulita, diminuire gli sprechi per la distribuzione, distribuire diffusamente i benefici di questi investimenti?
abbiamo le università, abbiamo tante intelligenze in questa terra, mettiamole insieme,sì, ma non per discutere delle necessità di svizzeri, francesi o spagnoli (a cui interessa ben poco del nostro futuro) ma per discutere con le popolazioni, in maniera trasparente e partecipata, delle reali potenzialità di questi territori e per trovare risposte serie, sostenibili e praticabili</content>
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