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cosenza / diritti e libertà - venerdì 13 novembre 2009 - 14:03
Il primo ottobre le forze dell'ordine in località vaglio lise a Cosenza irrompono nella zona dove vivono circa 200 rumeni di etnia rom, notificando solo a 90 di loro un decrecreto di allontanamento. Perchè la vera accoglienza percorre strade molto spesso diverse da quelle del governatore calabrese Agazio Loiero che si è recato a Berlino, assoldando anche il noto regista Wenders, per propagandare l'idea della Calabria come terra di accoglienza. C'è una tendenza nazionale razzista che tende all'emarginazione degli stranieri ed oltre che a Cosenza anche a San Nicola Varco , vicino Eboli sono stati sgomberati circa mille lavoratori, braccianti agricoli, che si spaccavano Con queste politiche criminali ed in particolare con il caso Rom a Cosenza, si assiste ad un fenomeno nuovo in Italia, quello dei desplazados: profughi nella propria terra!
sicilia / spazi liberati - lunedì 02 novembre 2009 - 00:14
Nella mattina del 23 ottobre scorso è stato sgomberato, a Catania.il C.P.O. Experia. Experia, un centro popolare radicato nel quartiere, ha subito un'ingiustizia inaudita! La resistenza però continua tra attestati di solidarietà [1]ed il partecipato corteo del 31 ottobre dove si è registrata la presenza di piu' di mille persone. Ultime news: il 13 novembre l'experia è stato rioccupato dai compagni!
calabria / ambiente e territorio - giovedì 24 settembre 2009 - 16:36
Il 14 dicembre del 1990, tra Amantea e Campora San Giovanni si arena, a causa del maltempo, la motonave Jolly Rosso. Da subito si rincorrono le voci sul fatto che la nave doveva essere affondata a largo del Tirreno e che contenesse dei rifiuti tossici da smaltire illegalmente, ma il maltempo non ha permesso che ciò avvenisse. Questo incidente non fa altro che confermare l'ipotesi della Calabria quale pattumiera dell'occidente. Una terra contaminata dunque, in particolare l'area di Amantea nella quale "si può confermare l'esistenza di un eccesso statisticamente significativo di mortalità nell'area del distretto sanitario di Amantea rispetto al restante territorio regionale". L'indagine della procura di Paola che, è doveroso ricordarlo, nel 1991 era stata archiviata da Fiordalisi, si riapre ed inizia anche la ricerca di altre navi affondate a largo delle coste calabresi. Il 12 settembre 2009 a largo di Cetraro, nel basso tirreno cosentino, poco distante da Amantea, viene ritrovato il relitto di una nave. Probabilmente è il Cunski un' imbarcazione contenente fusti radioattivi che il pentito di 'ndrangheta, Francesco Fonti, dice di aver affondato personalmente con l'aiuto della 'ndrina dei Muto. Il boss, Franco Muto, è finito in carcere nell'ambito dell'inchiesta Nepetia che ne ha svelato gli stretti legami proprio con il clan di Amantea: Gentile/Besaldo. Malgrado tutto questo clamore mediatico non si è ancora stati in grado di capire l'esatto contenuto dei rifiuti tossici rinvenuti, anche questa perdita di tempo nasconde un enensimo tentavivo di depistaggio? Forse anche per questo motivo le richieste delle associazioni ambientaliste vengono continuamente oscurate, ignorate e al più minimizzate dalle istituzioni? Infine alcuni esponenti ambientalisti vengono addirittura querelati da Messina, prima ci contaminano e poi ci querelano, non c'è che dire, siamo nella Repubblica delle Banane!!! In Calabria, dunque, non ci sono isoldi perbonificare le arre contaminate dai rifiuti tossici e nuclerari e intantoil ministro del'ambientePrestigiacomo fa shopping con le carte di credito del ministero. La mobilitazione popolare finalemnte cresce: il 24 ottobre è prevista ad Amantea, Cosenza, unamanifestazione nazionale : riprendetevi i rifiuti tossici. Calabria indymedia, insieme a radio Ciroma, out of the shell e altre realtà che si occupano di informaizone dal basso, sarà presente all'apposito mediacenter il 24 ad Amantea. Altri collegamenti:
cosenza / ambiente e territorio - lunedì 14 settembre 2009 - 18:53
La società vallecrati è ormai lanciata a capofitto verso la sua distruzione. Da tempo, ormai, si erano diffuse le solite voci di operai nullafacenti causa della crisi societaria, tali voci così come per tanti altri settori, precedono la totale privatizzazione di un servizio. Attualmente i lavoratori vallecrati non vengono pagati da tre mesi e non conoscono le loro sorti. Per questo motivo alcuni di loro sono saliti, per protesta, sul tetto del palazzo della Provincia di Cosenza e sono attualmente ancora rimasti in presidio. I restanti operai hanno dato vita a una serie di manifestazioni di protesta come il blocco dell'autostrada Salerno-Reggio, espresso il loro punto di vista con una lettera aperta alla cittadinanza ed hanno dato vita ad un corteo lungo le strade della città di Cosenza, ricevendo una 'timida' solidarietà . Proprio durante quest'ultima manifestazione gli operai della vallecrati hanno incontrato i precari della scuola della provincia di Cosenza che vivono una stagione di mobilitazione nazionale. Gli applausi sono giunti da entrambe le parti: tutti precari dello stesso territorio. Il 14 settembre un operaio dell'azienda sale sul tetto del Comune di Cosenza mentre gli operai entrano in consiglio comunale. Tante parole am in concreto un nulla di fatto! Gli ultimi sviluppi della viceda vallecrati dimostrano, ancora una volta, che si tratta di giochi di potere che gravano sulle spalle dei lavoratori!!! Il primo di ottobre gli operai riprendono i mezzi e il lavoro di raccolta rifiuti viene nuovamente effettuato dai lavoratori vallecrati, malgrado gli stessi non abbiano ancora ricevuto gli stipendi arretrati, dopo trenta giorni sono scesi dal tetto del palazzo provinciale. Si attende il 19 novembre quando ci sarà l'udienza dal giudice fallimentare. Un dato che certamente non potrà certamente essere sottovalutato è dato dai lavoratori che prendono la parola e raccontano tutta la vicenda dal loro punto di vista.
calabria / repressione - martedì 01 settembre 2009 - 23:53
Alle otto di stamattina un centinaio tra carabinieri e poliziotti, con la digos al gran completo, hanno assediato e sgomberato il csoa ExKarcere militarizzando l'intero quartier dell'Arbergheria. A sgombero avvenuto tutte le entrate del centro sociale sono state ora murate. Al momento dell'irruzione delle forze "dell'ordine" erano presenti all'interno della struttura due compagni, dopo l'identificazone sono stati brutalmente portati in questura e trattenuti per accertamenti per più di quattro ore.
Una vicenda di indifferenza, razzismo, odio, opportunismo e mafia che non avremmo voluto mai raccontare: la storia dell'ex cartiera di Rosarno. La struttura è uno dei lasciti visibili delle truffe alla legge 488, che ha permesso numerosi scempi nel corso del tempo. Il copione è quello di sempre: un generoso imprenditore del nord decide di investire nel povero sud depresso ma, una volta presi i soldi, ha pensato bene di scappare. Il capannone rimasto è diventato, con il passare del tempo, ricovero di migranti, lavoratori stagionali nei campi di Rosarno e dintorni che vivono in condizioni di vera e propria schiavitù. Migranti sfruttati per far fruttare la terra calabrese. Grazie a loro il prezzo delle produzioni agricole all'origine, subisce una significativa contrazione che non corrisponde, però, ad un abbassamento dei costi al dettaglio; tutto ciò non fa altro che favorire solo pochi grossisti e impoverire tutti gli altri. Se non è mafia questa! Come se non bastasse i migranti dell'ex cartiera, oltre a dover condurre una vita indegna di questo nome, come già denunciato - ad esempio - da una indagine di Medici senza frontiere, sono stati spesso vittime di odio razziale concretizzatosi in offese, insulti e veri e propri agguati. Quasi sempre verificatisi in periodi di pagamenti, come a dire: schiavi in tutto e per tutto. Nel frattempo si registrano vari episodi: tre persone, successivamente arrestate e condannate, feriscono e gravemente con armi da fuoco due giovani ivoriani, scatenando una rivolta; qualcuno si degna di arrestare qualche sfruttatore; nel mentre si fanno passerelle politico-sindacali. Durante un rogo divampato nell'ex cartiera, nello scorso mese di luglio, le forze dell'ordine non intervengono tempestivamente e lasciano che il capannone vada in fiamme. Nell'incendio alcuni migranti sono rimasti feriti, tutti hanno perso i loro già pochi averi. Solo poche realtà hanno tentato di portare la loro solidarietà. In seguito a questo episodio, il commissario prefettizio ha richiesto il ripristino della "legalità" ed il conseguente sgombero della cartiera. Usare questi termini nei confronti dei migranti che subiscono le angherie dei rampolli di alcune delle famiglie di 'ndrangheta più influenti come i Mancuso o i Bellocco, ha del grottesco. Cosa fare? È possibile un'altra integrazione oppure si continuerà a essere sordi e inutili parlatori? Certamente l'indifferenza, si sa, uccide ogni possibilità di cambiamento. Nel frattempo l'otto agosto un gruppo ha partecipato alla manifestazione NO PONTE a Messina, uscendo dal limbo dell'isolamento. # Martedì 1 settembre ore 18.00 @ Sede CVX Reggio Calabria, Chiesa degli Ottimati, Via Cimino 4 riunione della Rete Reggina contro il razzismo
calabria / repressione - lunedì 10 agosto 2009 - 19:25
Che cosa sta succedendo in Calabria? Serpeggia nell'aria un cattivo odore di repressione, addirittura, se non ci si trovasse in una regione del sud Italia si potrebbe credere che la Lega Nord sia la diretta ispiratrice di alcuni eventi. A proposito di Lega Nord questo partito pare riesca a fare scuola presso il sindaco di Diamante - nonchè consigliere provinciale - Ernesto Magorno il quale, in una ordinanza comunale, non trova niente di meglio da fare che prendersela coi commercianti 'irregolari' di merce contraffatta; peccato che il sindaco appartenga al Pd! Non sorprende, quindi, che un venditore ambulante venga picchiato e derubato come è accaduto negli scorsi giorni a Rocella Jonica. Intanto alcuni amministratori, sempre appartenenti al PD ma questa volta del Comune di Cosenza, tentano di emulare i dettami della Lega Nord, in particolare la figura del Sindaco di Milano Moratti, in materia di repressione. Così, gli assessori comunali LaValle e Bozzo, pensano bene di progettare l'entrata in vigore del divieto di vendere alcolici ai giovani al di sotto dei sedici anni. La Lega fa scuola... le iscrizioni sono aperte!
sicilia / spazi liberati - sabato 08 agosto 2009 - 18:23
Accade a Messina che un centro di documentazione libertario, il Malastrada sia oggetto di numerose minacce, vili attentati. L'ultimo si è registrato nella notte del tre agosto scorso. Come se non bastasse a perseguitare il malastada anche le forze dell'ordine che nel mese di giugno perquisivano le case di molti compagni anarchici del malastrada accusati di 'vilipendio alle forze armate dello stato' in base ad alcune frasi contenute in un loro volantino fatto circolare subito dopo il primo attacco incendiario. La viltà di questi gesti, che lascia l'amaro in bocca, deve far riflettere sulla pericolosità di un clima sempre piu' repressivo e autoritario che si respira in tutta Italia.
sicilia / ambiente e territorio - martedì 04 agosto 2009 - 16:12
L'attuale governo di centro destra vuole rilanciare il progetto del ponte, in verità mai realmente accantonato neanche dal precedente governo Prodi. Tanti, dunque, i politicanti che vorrebbero questa ennesima mucca da mungere, ma la popolazione non ci sta, i cittadini non sentono nessuna necessità di questa enorme costruzione. I cittadini siciliani e calabresi sono maggiormente interessati ad un migliore stato complessivo delle infrastrutture interne e dei servizi essenziali piuttosto che a megastrutture che rincorrono sogni anacronistici, per di più devastanti per l’equilibrio ambientale. Intanto le forze dell'ordine repressivo non mancano di censurare e fermare coloro i quali si oppongono al pensiero unico filo governativo pro-ponte. Video dell'arresto a Messina, contestazione al Ministro Alfano. Tutti a Messina otto agosto ore 18.00 piazza Cairoli per dire no al ponte, per la difesa dei territori. Approfondimenti da:
Resoconto della manifestazione:
internazionale / repressione - giovedì 23 luglio 2009 - 16:17
Il governo greco ed i suoi amici fascisti, evidentemente, avevano deciso di farla pagare a Indymedia Atene e ad Indymedia Patrasso per il loro contributo alla diffusione delle informazioni dal basso, durante la rivolta greca del dicembre scorso, a seguito della morte del giovane Alexis avvenuta, senza nessuno motivo, per mano della polizia greca. Non è la prima volta che Indymedia Atene ha dei problemi con le autorità: nel 2002 a causa di un post comparso sul newswire, in cui si rivendicava un attentato, la polizia greca indago su indymedia avviando, nel contempo, una campagnia di criminalizzazione verso indy Atene. Ma Indymedia Atene e Patrasso insistono e chiedono aiuto per poter resistere! Solidarietà a Indymedia in lingua greca! |
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