- piana di gioia tauro / migranti - sabato 09 gennaio 2010 - 15:07

Rosarno è uno paese del reggino in cui migliaia di immigrati si raccolgono ogni inverno per raccogliere agrumi. Sottopagati e sfruttati, vivono in condizioni gravissime dal punto di vista igienico e sanitario, in un contesto di vera e propria crisi umanitaria.

La loro condizione è aggravata dal clima di xenofobia mafiosa cui sono sottoposti non da pochi giorni, ma da anni, in cui si sono ripetutamente registrati pestaggi e altre violenze gratuite. Già nel 2008, a seguito del ferimento di due ivoriani si sollevava una protesta da parte degli immigrati che otteneva spazio su media nazionali.

Il 7 gennaio alle 14,30 un ragazzo africano è stato ferito con un fucile ad aria compressa. Intorno alle 17,30 altri due africani, questa volta nei pressi della Rognetta, sono stati raggiunti dai colpi di un'arma simile. A seguito di queste aggressioni premeditate iniziano delle proteste che presto degenerano nella violenza.

Rosarno è un paese dove la concentrazione mafiosa è tra le più alte nel Sud e il territorio è dominato dalla potente e feroce 'ndrangheta, che è la stessa che sfrutta questi lavoratori a basso costo. Accanto alla reazione di una parte dei rosarnesi, anche la 'ndrangheta reagisce pesantemente. Si scatena una vera e propria "caccia al nero" da stato Sudista americano
di metà Ottocento: decine di immigrati investiti con le auto, picchiati selvaggiamente o feriti a colpi di arma da fuoco da veri e propri squadroni armati. Il messaggio della mafia è chiaro: "Se volete stare qui, questo è il prezzo altrimenti andatevene, ne verranno altri".

La grave situazione di Rosarno era conosciuta da tempo da tutti i partiti di governo, dalle forze dell'ordine e dai sindacati di
categoria, e da tutti tollerata. Era una bomba a orologeria che prima o poi sarebbe esplosa. E a farne le spese sono ancora una volta gli ultimi che finora in questa terra sono gli unici a essersi veramente ribellati alla mafia.

La gravità del momento impone di porre in primo piano l'incolumità della gente, tuttavia alcune considerazioni a caldo vanno espresse: l'attuale sistema economico è la causa di questo stato di cose. Le arance (o le merci in generale) costano meno se vengono importate che prodotte o lavorate in loco. Il sistema ricompensa con aiuti economici i produttori schiacciati dal
mercato globale. Ci sono in ballo milioni di euro. le arance le colgono comunque degli schiavi che costano poco, e i contributi comunque arrivano.

Alla luce di queste considerazioni perchè 'lavorare'? Perchè non spremere sempre più la mucca (falsi braccianti, truffe)? D'altra parte adesso ci sono le elezioni regionali e c'è chi pensa di sfruttare (ancora di più) la situazione, visto che è la regione che decide la redistribuzione dei fondi?

Non a caso, forse, il TG3 regionale qualche giorno fa ha fatto un pietosissimo servizio su questa questione, dando sponda 'alla tragica situazione degli imprenditori' che preferivano lasciare marcire i frutti sulla pianta perchè non coprono i costi.

Lo scenario si delinea a tinte sempre più fosche: i migranti sono costretti a lasciare Rosarno per salvaguardare la loro incolumità. Nella mattinata del nove gennaio è stato arrestato il nipote del capo della famiglia mafiosa Bellocco, Antonio, ritenuto uno dei fomentatori della rivolta razzista antimmigrati, mentre apprendiamo dal sito del movimento neofascista Forza Nuova la venuta di Roberto Fiore a Rosarno prevista per il 16 gennaio. A Rosarno intanto continuano a piovere fondi per i migranti!

La vicenda si conclude con l'evacuazione dei “neri” da Rosarno. Il primo caso di pulizia etnica in Calabria ha così tristemente avuto luogo, ma la solidarietà e l'indignazione continuano.

 

Appuntamenti:

Comunicati:

reggio calabria / repressione - sabato 26 dicembre 2009 - 16:16

No al Ponte Sulla morte di Franco Nisticò alla manifestazione contro il ponte sullo Stretto del 19 dicembre 2009

Cannitello è il posto dove i governi – di tutti i tempi e di tutti i colori politici – hanno voluto che sorga uno dei due giganteschi piloni del ponte sullo stretto, per suggellare con il cemento l'unione tra mafia e 'ndrangheta.

Cannitello è anche il posto simbolo delle lotte della Rete No Ponte. L'ultimo appuntamento di lotta, il 19 dicembre, è stato fatale per Franco Nisticò. In una cittadina blindata all'inverosimile e controllata per mare, aria e terra, Franco sale sul palco e, al termine del suo intervento viene colto da un malore, non viene tempestivamente ed adeguatamente soccorso e muore stroncato da un infarto fra le braccia del figlio, sotto gli occhi dei manifestanti.

In una piazza che accoglieva una manifestazione nazionale non c'erano ambulanze e l'unico mezzo della polizia presente non è attrezzato: nè defibrillatore, nè ossigeno. Le sirene si accendono e cominica la vana corsa verso l'ospedale. Monta la rabbia nella piazza e la polizia viene cacciata di malo modo. E' il minimo che possa succedere per chi prevede la presenza dello stato solo in funzione della repressione.

Franco Nisticò è dunque morto li, in piazza, mente difendeva una sua idea, l'idea di tanti: il ponte non si deve fare, ci sono altre priorità.

La manifestazione è stata immediatamente sospesa in segno di lutto.

COMUNICATI

GALLERIA FOTOGRAFICA

internazionale / ambiente e territorio - venerdì 11 dicembre 2009 - 01:54

Sito dedicato al COP-15

A Copenhagen, dal 12 al 18 dicembre, si terrà la conferenza dell'ONU sul clima - il cosiddetto COP 15. Ancora una volta i grandi della terra si riuniranno per dare spettacolo di sè stessi.

Il 12 dicembre i movimenti si sono dati appuntamento nella città, sede del vertice, per denunciare la necessità di cambiare sistema di produzione se non si vuole radicalmente e irrimediabilmente modificare il clima del pianeta.
Indymedia Italia ha deciso di seguire con un sito dedicato l'evento: nocop.italy.indymedia.org

Articoli dal network Indymedia:

calabria / ambiente e territorio - venerdì 11 dicembre 2009 - 01:54

Il 23 dicembre il governo berlusconi ha annunciato la prima pietra del ponte: una beffa natalizia, un'ulteriore offesa per le popolazioni calabresi e siciliane. La Rete No Ponte ha indetto per sabato 19 dicembre una manifestazione nazionale per dire NO al PONTE e per dirottare i fondi pubblici sulle reali emergenze come la messa in sicurezza dei nostri territori, la bonifica delle aree inquinate, una razionalizzazione dei servizi di attraversamento.
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Indymedia Calabria e Out Of The Shell di nuovo insieme per un mediacenter!

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La Regione Calabria fuori dalla Stretto di Messina spa
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retenoponte.it - noponte.it
calabria / scienze e tecnologie - mercoledì 02 dicembre 2009 - 15:16

>>>>Il sei dicembre ascolta qui lo streaming del Media Center di Calabria Indymedia e Out Of The Shell  da Lamezia per il forum delle associazioni <<<<

Il media center è un centro di media indipendenti, vuol dire che in esso  trovano spazio piu' media indipendenti , diversi mediattivisiti; tale spazio in genere viene allestito in occasioni importanti come manifestazioni presidi etc. nel media center è possibile scaricare  pubblicare foto video testi audio . Luogo dello scambio e della  cooperazione il media center favorisce la comunicazione dal basso e  rende possibile la reciproca  collaborazione fra realtà comunicative diverse. Out of the shell e Calabria Indymedia intendono portare avanti il discorso avviato ad Amantea col media camper allestito in occasione della manifestazione nazionale contro le navi dei veleni.

Parlare di mediattivismo senza praticare lo stesso equivale a parlare di aria fritta. Siamo convinti che bastano poche frasi per definire quello che intendiamo per mediattivismo, per caprie realmente vi invitiamo a partecipare al media center che out of the shell e calabria indymedia aprono a tutti: singoli e realtà di comunicazione di movimento, nelle seguenti iniziative

- il 3 4 5 dicembre a Cosenza allo Shaka Fest organizzato dal F.O.R.A. (dove si ricorda che Radio Ciroma trasmetterà in diretta

- il 6 dicembre a Lamezia per il forum delle associazioni

- il 19 dicembre a Reggio Calabria per la manifestazione no ponte

cosenza / diritti e libertà - venerdì 13 novembre 2009 - 14:03

Il primo ottobre le forze dell'ordine in località vaglio lise a Cosenza  irrompono nella zona dove vivono circa 200 rumeni di etnia rom, notificando solo a 90 di loro un decrecreto di allontanamento.

Tali decreti, che fanno riferimento non al cruento pacchetto sicurezza  dell'attuale governo ma alle alle leggi emanate durante il governo Prodi, prevedono l'allontanamento di questi novanta cittadini comunitari. Le motivazioni sarebbero legate la fatto che gli stessi sono ritenuti incapaci di indicare la data del proprio ingresso in Italia, perchè non hanno un regolare contratto di lavoro e  vivono in condizioni precarie, di conseguenza la loro presenza rappresenterebbe una minaccia per il paese. In altri termini viene perseguitata la loro condizione economica: i cittadini europei, se poveri, non possono risiedere a Cosenza?! Che fine ha fatto la città dell'accoglienza e delle invasioni?

Da alcuni anni ormai si parla di emergenza Rom  , questione mai risolta  che si ripresenta, puntualmente, a ogni inizio estate e col cadere delle prime piogge. Si ricordi l'emergenza del 2007 quando le forti piogge rendevano il  fiume Crati assai pericolo per l'intera comunità  rom dal momento che  era alto il rischio che gran parte delle loro abitazioni, allestite nelle vicinanze, venissero travolte.

Dopo un'iniziale attenzione mediatica, dettata dalla contingenza, ecco che la questione Rom ripiomba nel dimenticatoio, l'assessore comunale Matilde Ferraro, che nell'evento del 2007 si era impegnata in prima persona, durante un rimpasto della Giunta Perugini, lo ricordiamo ...una giunti di 'sinistra' viene sostituita da Francesca Bozzo. La 'linea politica ' del nuovo assessore si può riassumere nel seguente termine: non sono competente.  Accade, infatti, che tutte le domande rivolte dalle associazioni nel corso degli scorsi mesi sono state evase con l'idea che un assessore ai migranti e ai rom non ha competenze; quindi semplici richieste come bagni chimici, acqua potabile etc sono state del tutto disattese dall'Assessore , troppo impegnata a organizzare finti spettacoli e fasulle iniziative cultural-gastronomiche. Per questo motivo, a seguito della espulsione di massa su base etnica dei cittadini Rumeni di etnia Rom l'indignazione e la rabbia   di molti cosentini sia autoctoni che rom è cresciuta .

In primo luogo sono stati avviati ricorsi sul piano legale ma, nel contempo, sono state intraprese tutta una serie di azioni  di lotta e di denuncia. Si ricorda una petizione in difesa dei cittadini  rom  a cui hanno aderito cittadini semplici ma anche numerose personalità fra cui l'intero dipartimento di sociologia dell'Università della Calabria.

Piu' volte è stato tentato un incontro col Sindaco e  l'Assessore Bozzo  quello che si è ottenuto è una promessa da parte dell'assessore che entro pochi giorni avrebbe rifornito di benzina la autobotti per inviare, al campo, l'acqua potabile come chiesto dal Presidente della II circoscrizione (in un primo momento sceso in campo a tutela dei rom) ma così non è stato: di chi la colpa? Ancora una volta l'incompetenza della Bozzo ha dato i suoi frutti? Vero è che incontrare l'Assessore è risultato sempre piu' difficile, durante uno dei vari presidi sotto al Comune la stessa usciva dal palazzo municipale celata da un giubbotto riuscendo a passare inosservata alla vista dei piu' ma alcuni, notandola, non hanno potuto fare a meno di seguirla per ottenere di consegnarle la petizione in difesa del popolo Rom di vaglio lise. L'assessore, impaurita e in evidente stato confusionale, intanto si era rifugiata nella sua auto e mettendo in moto l'auto addirittura rischiava di investire i manifestanti.

Si registrano un incontro col Vice-Prefetto  e uno con l'Assessore provinciale all'immigrazione, infine anche il Sindaco Perugini non ha potuto fare a meno di ricevere una delegazione, due giorni prima del dibattimento in tribunale dei ricorsi contro i decreti di allontanamento. I Rom e le associazioni ad essi vicine,  si sono infatti recati ad assistere la seduta comunale del nove novembre, forse per questo il Sindaco ha deciso di riceverli per alcuni minuti. In questa occasione, così faticosamente ottenuta, Perugini si è però detto vicino alla problematica dei Rom e ha ribadito che Cosenza resta una città aperta e solidale, ci si augura che alle parole seguano i fatti, i Rom non chiedono infatti la luna, che a Cosenza si può anche tradurre come alloggio popolare, ma solo che si fornisca loro un campo attrezzato per il quale sono disposti anche a pagare acqua ed elettricità.

Significativa  è stata anche l'attiva partecipazione dei Rom al seminario organizzato dal dipartimento di Sociologia, tutti: dai docenti agli studenti, hanno ascoltato, con vivo interesse, la lezione dei cittadini rumeni che hanno raccontato di prima persona che cosa significa essere svegliati alle cinque e trenta del mattino dalle forze dell'ordine, rimanere ore e ore sotto la sole e poi deportati in questura, identificati e lasciati senza nemmeno una bottiglia d'acqua per quasi quindici ore. Il tutto per un motivo che non si comprende...forse solo perchè si è Rom? Oppure si configura come delitto, il fatto di avere un lavoro e un alloggio precario? In tal caso molti italiani commetterebbero reato, ma di chi sarebbe la colpa?

Intanto sul campo legale, ottenuta una prima sospensiva del decreto di allontanamento da parte del tribunale di Cosenza che considerava fondate, in prima face, le istanze di ricorso, in data undici di novembre accoglieva definitivamente  tali ricorsi! Urla di gioia, lacrime di commozione, hanno salutato la notizia data dal pool di difensori all'uscita del tribunale, dove attendevano l'esito del pronunciamento dei giudici, i rom le associazioni i docenti universitari.

Un provvedimento di massa, vergognoso e umiliante per i Rom e per la città di Cosenza è stato sventato in un'aula di tribunale. Adesso tutta la solidarietà fino ad ora manifestata dalla parte autentica della città, deve andare avanti nella battaglia per il diritto ad una esistenza dignitosa e decorosa di questi fratelli che ormai sono cittadini cosentini.

Perchè la vera accoglienza percorre strade molto spesso diverse da quelle del governatore calabrese Agazio Loiero che si è recato a Berlino, assoldando anche il noto regista Wenders, per propagandare l'idea della Calabria come terra di accoglienza.

C'è una tendenza nazionale razzista  che tende all'emarginazione degli stranieri ed oltre che a Cosenza anche a San Nicola Varco , vicino Eboli sono stati sgomberati circa mille lavoratori, braccianti agricoli, che si spaccavano
la schiena nella piana del Sele!

Con queste politiche criminali ed in particolare con il caso Rom a Cosenza, si  assiste ad un fenomeno nuovo in Italia, quello dei desplazados: profughi nella propria terra!

sicilia / spazi liberati - lunedì 02 novembre 2009 - 00:14

Nella mattina del 23 ottobre scorso è stato sgomberato, a Catania.il C.P.O. Experia.

Le forze dell'ordine sono riuscite a entrarenella sede del centro facendo largo uso della forza, come
testimoniano alcuni video presenti in rete: [1] [2] [3] [4]. Le forze dell'ordine non hanno permesso nemmeno agli avvocati di assistere all'ispezione dei locali.

La polizia, in assetto antisommossa, si è scagliata contro studenti medi, universitari, lavoratori, docenti precari, sindacalisti che tenevano le mani alzate e rimaevano in presidio permanete; negli scontri, infatti, vi sono
stati anche numerosi feriti. Ancora una volta dunque un presidio di libertà, viene soppresso tramite l'uso della violenza.
Lo sgombero ufficialmente voluto dalla sovrintendenza ai Beni Culturali è stato, in realtà, determinato da precise scelte politiche tese a riduerre al silenzio una realtà viva da ormai 17 anni.

Experia, un centro popolare radicato nel quartiere, ha subito un'ingiustizia inaudita! La resistenza però continua tra attestati  di solidarietà [1]ed il partecipato  corteo del 31 ottobre dove si è registrata la presenza di piu' di mille persone.

Ultime news: il 13 novembre l'experia è stato rioccupato dai compagni!

calabria / ambiente e territorio - giovedì 24 settembre 2009 - 16:36

Il 14 dicembre del 1990, tra Amantea e Campora San Giovanni si arena, a causa del maltempo, la motonave Jolly Rosso. Da subito si rincorrono le voci sul fatto che la nave doveva essere affondata a largo del Tirreno e che contenesse dei rifiuti tossici da smaltire illegalmente, ma il maltempo non ha permesso che ciò avvenisse. Questo incidente non fa altro che confermare l'ipotesi della Calabria quale pattumiera dell'occidente. Una terra contaminata dunque, in particolare l'area di Amantea nella quale "si può confermare l'esistenza di un eccesso statisticamente significativo di mortalità nell'area del distretto sanitario di Amantea rispetto al restante territorio regionale".

Mentre la Rai calabrese si accorge solo ora della questione, già da tempo si sono registrate una serie di interessanti inchieste giornalistiche, le più importanti sono, infatti, quelle dal basso: Verità sulla Jolly Rosso.

Le allarmanti notizie che oggi sono date come scoop dai TG di stato, ad esempio la possibile connessione fra le navi dei veleni e gli omicidi di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin oppure la misteriosa morte del comandante della capitaneria di porto di Reggio Calabria, Natale De Grazia, già nel 2005 si potevano leggere su indymedia calabria.

Ad ogni modo è da 19 anni che questa storia va avanti fino a quando, in agosto, non si scopre che una zona tra i comuni di Serra D'Aiello e Aiello risulta avere livelli di radioattività cinque volte superiori alla norma ed una forte concentrazione di cesio 137.

L'indagine della procura di Paola che, è doveroso ricordarlo,  nel 1991 era stata archiviata da Fiordalisi, si riapre ed inizia anche la ricerca di altre navi affondate a largo delle coste calabresi. Il 12 settembre 2009 a largo di Cetraro, nel basso tirreno cosentino, poco distante da Amantea, viene ritrovato il relitto di una nave. Probabilmente è il Cunski un' imbarcazione contenente fusti radioattivi che il pentito di 'ndrangheta, Francesco Fonti, dice di aver affondato personalmente con l'aiuto della 'ndrina dei Muto. Il boss, Franco Muto, è finito in carcere nell'ambito dell'inchiesta Nepetia che ne ha svelato gli stretti legami proprio con il clan di Amantea: Gentile/Besaldo.

Malgrado tutto questo clamore mediatico non si è ancora stati in grado di capire l'esatto contenuto dei rifiuti tossici rinvenuti, anche questa perdita di tempo nasconde un enensimo tentavivo di depistaggio? Forse anche per questo motivo le richieste delle associazioni ambientaliste vengono continuamente oscurate, ignorate e al più minimizzate dalle istituzioni?

Infine alcuni esponenti ambientalisti vengono addirittura querelati da Messina, prima ci contaminano e poi ci querelano,  non c'è che dire, siamo nella Repubblica delle Banane!!!

In Calabria, dunque, non ci sono i soldi per bonificare le arre contaminate dai rifiuti tossici e nuclerari e intanto il ministro del'ambiente Prestigiacomo fa shopping con le carte di credito del ministero.

La mobilitazione popolare finalemnte cresce: il 24 ottobre è prevista ad Amantea, Cosenza, una manifestazione nazionale : riprendetevi i rifiuti tossici.

Calabria indymedia, insieme a radio Ciroma, out of the shell  e altre realtà che si occupano di informaizone dal basso, sarà presente all'apposito mediacenter il 24 ad Amantea.


Altri collegamenti:


Raccolta di articoli degli ultimi giorni:

cosenza / ambiente e territorio - lunedì 14 settembre 2009 - 18:53

La società vallecrati è ormai lanciata a capofitto verso la sua distruzione. Da tempo, ormai, si erano diffuse le solite voci di operai nullafacenti causa della crisi societaria, tali voci così come per tanti altri settori, precedono la totale privatizzazione di un servizio. Attualmente i lavoratori vallecrati non vengono pagati da tre mesi e non conoscono le loro sorti. Per questo motivo alcuni di loro sono saliti, per protesta, sul tetto del palazzo della Provincia di Cosenza e sono attualmente ancora rimasti in presidio. I restanti operai hanno dato vita a una serie di manifestazioni di protesta come il blocco dell'autostrada Salerno-Reggio, espresso il loro punto di vista con una lettera aperta alla cittadinanza  ed hanno dato vita ad un corteo lungo le strade della città di Cosenza, ricevendo una 'timida' solidarietà .

Proprio durante quest'ultima manifestazione gli operai della vallecrati hanno incontrato i precari della scuola della provincia di Cosenza che vivono una stagione di mobilitazione nazionale. Gli applausi sono giunti da entrambe le parti: tutti precari dello stesso territorio.  Il 14 settembre un operaio dell'azienda sale sul tetto del Comune di Cosenza mentre gli operai entrano in consiglio comunale. Tante parole am in concreto un nulla di fatto!

 
Intanto i 44 comuni che fanno ricorso a vallecrati non sembrano essere propensi a trovare una soluzione favorevole: si vuole solo la privatizzazione?! Si parla di affidare la gestione della raccolta rifiuti a piccole ditte private e poi, chissà, un bell'inceneritore potrebbe risolvere tutti i problemi occupazionali!!! Non è la prima volta che si parla di inceneritori a Cosenza ma, adesso, anche il nostro capoccia Berlusconi parla di un problema rifiuti che si sposta dalla Campania alla Calabria. Tra le altre cose, il berlusKa dice di commissariare la regione sul tema dei rifiuti, non sapendo che lo è già da oltre dieci anni! ecco quindi che molto probabilmente sottintendeva il SUPERCOMMISSARIO SPAZIALE ...beata ignoranza!

Il problema vallecrati non è relativo, dunque, a un solo problema occupazionale; dietro esso vi sono problemi di ordine ambientale e sociale. La situazione attuale di questa azienda è da individuare nelle scellerate scelte di politici che hanno da tempo gestito il potere a Cosenza e adesso vogliono solo liberarsi di un cadavere per trovare altri spazi di speculazione volti solo all'incentivazione delle loro tasche.

Nel frattempo pare esserci una proposta di fitto d'azienda che i vertici della società stanno vagliando la proposta viene da un ex verde, attuale amministratore unico della società Alto Tirreno Cosentino, società partecipata (come tante altre società miste calabresi) dai Vrenna di Crotone recentemente 'riabilitati' dopo il ritiro del certificato antimafia, per una condanna in primo grado a quattro anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, dopo un simpaticissimo siparietto che ha visto coinvolto il Procuratore di Crotone e la sua segretaria che è, guarda caso, la moglie di Vrenna.

Gli ultimi sviluppi della viceda vallecrati dimostrano, ancora una volta, che si tratta di giochi di potere che gravano sulle spalle dei lavoratori!!!

Il primo di ottobre gli operai riprendono i mezzi e il lavoro di raccolta rifiuti viene nuovamente effettuato dai lavoratori vallecrati, malgrado gli stessi non abbiano ancora ricevuto gli stipendi arretrati, dopo trenta giorni sono scesi dal tetto del palazzo provinciale.

Si attende il 19 novembre quando ci sarà l'udienza dal giudice fallimentare. Un dato che certamente non potrà certamente essere sottovalutato è dato dai lavoratori che prendono la parola e raccontano tutta la vicenda dal loro punto di vista.

calabria / repressione - martedì 01 settembre 2009 - 23:53

Alle otto di stamattina un centinaio tra carabinieri e poliziotti, con la digos al gran completo, hanno assediato e sgomberato il csoa ExKarcere militarizzando l'intero quartier dell'Arbergheria. A sgombero avvenuto tutte le entrate del centro sociale sono state ora murate.

Al momento dell'irruzione delle forze "dell'ordine" erano presenti all'interno della struttura due compagni, dopo l'identificazone sono stati brutalmente portati in questura e trattenuti per accertamenti per più di quattro ore.

Lo sgombero, avvenuto su mandato dell'Opera Pia Reclusori Femminili (legata a doppio filo con le più bieche  strutture ecclesiastiche) che in combutta con l'amministrazione regionale sta perpetrando l'ennesima speculazione nel tessuto edilizio della città. Questa e' l'ennesima tappa della svendita del residuo patrimonio pubblico nel centro storico Palermitano, ed e' l'ennesimo atto repressivo nei confronti delle istanze sociali portato avanti da chi "amministra" la città, sempre pronto a reprimere ed emarginare come avviene per i senza casa che vivono da anni nei container di via messina montagne.

I compagni e le compagne dell'ExKarcere hanno annunciato iniziative di lotta già nelle prossime ore.

vedi : http://www.infoaut.org/palermo/

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